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Una visita al Carcere Borbonico

Santo Stefano 04020 Ventotene (LT)(+39) 0771-85345
Descrizione Recensioni 15

L’idea di utilizzare Santo Stefano come luogo di detenzione risale all’epoca della colonizzazione borbonica dell’arcipelago. La forma a ferro di cavallo della struttura rispondeva a varie esigenze. Anzitutto psicologiche: i reclusi avevano vista solo verso l’interno e la forma tondeggiante dava l’idea di un arroccamento completo. Poi anche pratiche, in quanto la struttura – detta a forma di panopticon – permetteva a pochi sorveglianti posti al centro di controllare tutte le celle contemporaneamente.

Per accedere al carcere si attraversa un portone su cui una lapide ricorda la detenzione dell’antifascista Sandro Pertini, e si incontra un blocco di costruzioni che erano adibite ai servizi: si tratta di magazzini, laboratori dove i detenuti potevano lavorare, cucine e corpo di guardia.

L’impressione, nel momento in cui si varca l’ultima porta verso il cuore del carcere, è molto forte. La struttura circolare è imponente, con al centro un padiglione dove il cappellano del carcere celebrava la messa e dove si somministravano le punizioni corporali.
In origine le celle erano 99 (33 per ogni piano) e misuravano 4,50 x 4,20 metri. Dopo un breve periodo di “normalità” nel periodo che seguì il fallimento della Repubblica Napoletana del 1799, il carcere iniziò ad accogliere un numero sempre crescente di detenuti, tra cui molti “politici”. Tra questi, Raffaele Settembrini e suo figlio Luigi, e Silvio Spaventa.

Alle Ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini dobbiamo una descrizione accurata della spietata routine del carcere: “ogni cella ha lo spazio di circa 16 palmi quadrati e vi stanno nove, dieci uomini e più in ciascuna. Sono scure e affumicate” – infatti i detenuti potevano cucinare in cella – “e di aspetto miserrimo e rozzo”.

Per comprendere le condizioni di vita del penitenziario, si può citare un dato impressionante: in nove anni, verso la metà dell’Ottocento, morirono a Santo Stefano 1.250 detenuti, di cui solo 200 di morte naturale.

Nel 1892 le celle vennero divise a metà e il numero dei detenuti scese a uno per cella; nello stesso periodo vennero costruite mura che dividevano il cortile in spicchi per evitare il contatto tra i detenuti politici e i comuni. In quest’epoca fu aggiunto alla struttura un anello esterno di altre 75 celle: la capienza del carcere divenne di circa 300 detenuti invece degli 800-900 dell’epoca borbonica.

Il 29 luglio del 1900 l’anarchico Gaetano Bresci uccise a Monza re Umberto I. Catturato, venne inviato a Santo Stefano e l’anno dopo fu impiccato dai secondini nella sua cella.

Durante il fascismo, nel carcere furono rinchiusi molti oppositori del regime, tra questi Pertini, Scoccimarro e Pugliese che tra queste mura fece probabilmente la stessa fine di Bresci.

Dopo la II Guerra Mondiale e fino alla sua chiusura, il penitenziario di Santo Stefano fu utilizzato come ergastolo e, spesso, coloro che ricevevano la grazia e ottenevano la fine della pena si trasferivano a Ventotene dove potevano continuare a esercitare i mestieri appresi in carcere.

Foto: Alberto Guglielmi

1 settembre 2016

LUCIANO PASQUINI

Girovagando/ Ventotene: l’isola dove si decide il destino dell’Europa
Articolo di Luciano Pasquini PUBBLICATO SU TUSCIAUP
E’ la risacca a stabilire il momento dell’attracco. L’onda ora avvicina la barca, e successivamente l’allontana. L’aiutante che ha percorso il braccio di mare che separa Ventotene a Santo Stefano cerca disperato di stare aggrappato al piccolo e rugginoso appiglio che il minuscolo molo presenta. E’ una questione di tempo, saltare sul primo scalino dell’approdo, scivoloso per le alghe. Messo piede a terra, realizzo subito un pensiero: quanti uomini, donne, detenuti comuni e politici, secondini e direttori hanno messo piede su quello stesso scalino continuamente bagnato dalle onde, perché non vi sono altri approdi degni di tale nome sull’isola. Il tempo di scendere e il barchino, visto il mare che sta leggermente montando, si allontana. Salvatore il custode mi sta aspettando su al carcere. Una sensazione di essere approdato in una dimensione a me sconosciuta, lentamente prende il sopravvento. Non c’è tempo da perdere Salvatore mi sta aspettando insieme al gruppo. Un porta all’inizio del viottolo che conduce al carcere segna l’ingresso, appena oltrepassata sulla destra un magazzino ricavato nella roccia. Inizia così la salita su un ripido sentiero, lastricato di lastre di peperino, circondato da agave, piante giganti di finocchio e calabroni che girano frenetici. Sullo sfondo Ventotene con un mare azzurro da togliere il fiato. Il sole picchia, non c’e tempo da perdere bisogna accelerare il passo. Lascio un imponente fabbricato munito di grate, per arrivare all’ingresso principale. Mi viene in mente la storia di un capo secondino che al tempo dei borboni accoglieva i prigionieri politici con un pugno in faccia giusto per fargli capire dove erano maledettamente approdati. Per fortuna c’è Salvatore che è venuto ad accogliermi per iniziare la visita per mia fortuna munito di un bel sorriso sotto gli occhiali da sole. La curiosità della visita è nata dal poter vedere da vicino la forma del carcere, la sua particolare architettura a semicerchio, i vari piani, gli accessi e la torretta centrale che permetteva ai secondini di controllare i detenuti senza essere visti. Ma quando Salvatore inizia a narrare la storia del carcere capisco che questo luogo è in realtà qualcosa di più. E’ un monumento che parla della nostra storia. I Borboni lo costruirono in fretta perché sapevano che i tempi stavano cambiando, illudendosi che bastava rinchiuderci alcuni capi popolo per cambiare il corso della storia. Passano i secoli e viene utilizzato nel ventennio fascista per la segregazione degli oppositori al regime. Sandro Pertini, Altiero Spinelli, per fare alcuni nomi illustri sono passati di qui, uomini che nel buio dei tempi, pensavano e immaginavano un mondo diverso, migliore e con tutta la forza hanno perseguito quel sogno comune. La visita sta terminando, anche perché gli spazi visitabili e messi in sicurezza sono limitati.
Tutto torna alla memoria in questo lunedì 22 agosto ma i protagonisti sull’isola di Ventotene sono il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente francese, Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel. E’ proprio in questa isola che è stato scritto il “Manifesto per un’Europa libera e unita” ed è da qui che i tre statisti provano a farla ripartire.
Più che mai un grazie a Salvatore custode del carcere, senza il suo contributo, questo racconto non ci sarebbe mai stato.

18 agosto 2016

Simona e Francesco

Esperienza unica. La visita è l’unico modo per conoscere, dalla voce appassionata ed esperta di Salvatore, la storia del carcere borbonico nelle varie epoche storiche. Il carcere e le strutture circostanti meriterebbero senza dubbio una maggiore valorizzazione, a cominciare da un restauro, che sembra urgente.

11 luglio 2016

Enrica e Massimo

Ringraziamo Salvatore che in modo chiaro esaustivo e ricco di particolari,ha raccontato la storia del carcere spaziando nella storia italiana ed europea. E’ necessario durante la vacanza vedere luoghi come il carcere ed i siti romani sull’isola che arricchiscono la nostra mente.

25 agosto 2015

Antonio

L’aspetto più sorprendente di Ventotene è la ricchezza di storia. La visita a Santo Stefano è, in questo senso, assolutamente necessaria.
E, in effetti, raramente mi è capitato di assistere ad una presentazione più interessante e coinvolgente di quella di Salvatore: difficile trovare guide che comunicano in modo così efficace la passione che evidentemente le ispira.

12 ottobre 2014

raffaele

L’isolotto di Santo Stefano non era una “colonia borbonica”, ma territorio delle due Sicilie, parte integrante di esso.
Luigi Settembrini, liberale, incarcerato dai Borbone, ad Unità d’Italia avvenuta e constatatene le conseguenze ebbe a dire:
“La colpa fu di Ferdinando II, il quale, se avesse fatto impiccare me ed i miei amici, avrebbe risparmiato al Mezzogiorno ed alla Sicilia tante incommensurabili sventure. Egli fu clemente e noi facemmo peggio”.

Tutto ciò per dare alla Storia quello che gli appartiene.

19 giugno 2014

daniela

Grazie a Salvatore che ci ha fatto rivivere un lungo tratto di storia italiana con grande competenza, capacitá divulgativa e simpatia.

27 aprile 2014

Michele Chiara & Giò

Santo Stefano rivive grazie a Salvatore…. ed ho detto tutto!
Andateci, perchè credo sia un’esperienza forte e formativa.
Grazie Salvatore!

5 agosto 2013

ELISA

Sono stata a visitare il carcere il giorno 04/08/2013. Ringrazio Salvatore è stato un vero piacere ascoltarlo è una persona piena di passione e cultura. Passione perchè Salvatore non è solo una guida che ha avuto la capacità di trasportarmi nel periodo storico e dentro la vita dura del carcere,ma,è una persona che ha tanto amore per questa struttura così bella ed importante da soffrirne come me ed altri visitatori nel vederla cadere a pezzi. Cerca come può di averne cura,pota,pulisce si prende cura del cimitero dove sono sepolte 47 anime a cui lui ha ridato l’identità.Peccato,che gli amministratori,ma anche gli stessi abitanti di Ventotene non hanno fatto nulla per tutelare questo bene,che tra l’altro avrebbe potuto creare posti di lavoro. Comunque, ancora GRAZIE SALVATOREle persone come te andrebbero elogiate e premiate.

12 maggio 2013

Simona Fiorini

Ho accompagnato i miei alunni di prima media alla scoperta dell’isola… Grazie a Salvatore che ha reso accessibile questo luogo a noi insegnanti e ai ragazzi, accompagnandoci personalmente nel viaggio verso l’isola, che ha spiegato ai ragazzi in maniera semplice ma completa, ha risposto alle loro domande e soddisfatto la loro curiosità di ‘bambini’… e ha fornito dati interessanti sulla storia italiana a noi adulti.

28 agosto 2012

Anna

Il carcere è un capolavoro di architettura purtroppo abbandonato dalle nostre amministrazioni…che vergogna! Lì dentro dovrebbe starci chi ha il compito di custodirlo e non lo fa. Grazie comunque a Salvatore guida saggia e piena di cultura e passione il carcere si può visitare e soprattutto rivivere.

26 agosto 2012

ivana

Ci sono stata 4 gg fa e ne sono rimasta molto colpita .Salvatore è riuscito ad attirare l’attenzione di tutti e mantenere alto l’interesse per più di tre ore.E’ un vero peccato che un luogo del genere debba lentamente morire sotto gli occhi di tutti noi.potrebbe essere utilizzato per mille scopi…

22 agosto 2012

anna maria sarlo

domanivado a visitare il penitenziario ed ho letto i commenti quiriportati. poi vi diró

11 luglio 2012

enrico boccalaro

un grazie vivissimo a salvatore che con costanza e saggezza fa conoscere un posto così ricco di storia e di abbandono…..

26 agosto 2011

Cristina

Non ho mai avuto il piacere di visitare il penitenziario, mio nonno ha lavorato lì per diversi anni e mi ha lasciato dei diari e scritti vari che raccontano la vita del carcere. Ho anche una chiave in ferro battuto, realizzata da un detenuto, che serviva per aprire tutte le celle. Mi piacerebbe far rivivere in quel luogo questi resti anche in memoria di mio nonno… Lascio il mio contatto mail. Grazie!

30 luglio 2011

Giovanni A.

Nel 2004 avevo potuto visitarlo solo esternamente, la settimana scorsa finalmente l’ho visitato anche all’interno (per quel poco che è possibile). Una vera emozione grazie all’esposizione fatta dalla guisa Salvatore che ci ha fatto provare la sensazione di come vivessero i reclusi; sembrava di sentire le loro voci, di vederli muoversi nelle celle. Un plauso.

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